BENVENUTI IN UBUNTU STEPS!!!

Benvenuti!

Questo blog vuole essere una mano che vi tiene per mano (appunto) mentre migrate dal vostro caro e vecchio sistema operativo microsoft al nuovo e meraviglioso sistema GNU/linux ubuntu.

Ubuntu è una distribuzione GNU/linux. Cosa significa? Per poterlo spegare è necessario sapere che cosa è GNU/linux.

GNU/linux è una base sulla quale si possono costruire sistemi operativi, grazie al fatto che è open source. Tutti possono avere GNU/linux, e gli esperti lo usano per costruire, appunto, i sistemi operativi basati su GNU/linux. Quante volte avete sentito queste astratte parole? Ora sapete cosa significano.

Ogni sistema operativo basato su GNU/linux è una distribuzione GNU/linux, o abbreviando, una distro. Ubuntu è una di queste; ed eccoci tornati da dove eravamo partiti.

Ubuntu è una delle innumerevoli distro GNU/linux, e per questo, ovviamente, non è l’unica che si può utilizzare come punto di partenza per “migrare” verso il mondo dell’open source. Ma siccome io ho questa, ed è stata proprio lei che mi ha visto cambiare da entusiasta della novità Vista a entusiasta della novità Intrepid (spiegazioni a tempo debito), direi che anche tutti voi dovreste essere in grado di ripercorrere i miei passi.

Ma definiamo il punto di partenza.

Voi continuate ad usare il vostro caro Windows, intanto però dovete imparare alcune cosette che illustrerò nei prossimi post.

Installare e provare gnome-shell di gnome 3

Ciao a tutti!

Mi dispiace di non aver scritto per molto tempo, ma questo sito io non lo abbandono! Oggi vi dirò quanto è facile installare una delle novità di GNOME 3. Si chiama gnome-shell. Per vedere come funziona, ecco alcune immagini e video.

Immagini

Video youtube

Ora che sapete che cos’è, potete decidere se installarlo sulla vostra Ubuntu.

Primo passo è aprire il terminale e dare il seguente comando:

curl -O http://git.gnome.org/cgit/gnome-shell/plain/tools/build/gnome-shell-build-setup.sh

Eventualmente installate i pacchetti che vi vengono richiesti, e poi, sempre attenti alle richieste di installazioni di pacchetti, dovete dare questi 2 comandi che sono un po’ lunghetti da svolgere (specialmente il secondo):


/bin/bash gnome-shell-build-setup.sh
jhbuild build

Ora gnome-shell è installato, cosa rimane? Avviarlo!

Per questo vi consiglio un procedimento un po’ laborioso, ma preferibile. Andate nella vostra home e create un file vuoto di nome “gnome-shell”. Apritelo e dentro scrivete:


cd ~/gnome-shell/source/gnome-shell/src
./gnome-shell --replace

Salvatelo e chiudetelo. Fate clic con il tasto destro e andate su proprietà, scheda permessi, e spuntate “eseguire file come programma”.

Per aprire gnome-shell, aprite un terminale e date il comando

./gnome-shell

Subito verranno chiusi tutti gli effetti grafici in esecuzione e verrà aperto gnome-shell.

NON CHIUDETE MAI QUEL TERMINALE!

Vi servirà per tornare alla situazione precedente! Infatti selezionando il terminale e digitando CTRL+c, verranno riavviati i vecchi effetti grafici dopo aver chiuso gnome-shell.

In caso rimaniate senza pannelli e senza possibilità di usare il computer, premete CTRL+ALT+F1, effettuate l’accesso e riavviate il computer con il comando

sudo reboot 0

Se, in alternativa volete tornare indietro, basta premere CTRL+ALT+F7.

Prima di augurarvi buon divertimento, sappiate che per aggiornare gnome-shell basta aprire il terminale e dare il comando:

jhbuild build

…che controlla eventuali aggiornamenti e li installa.

Buon divertimento con gnome-shell!

Sito ufficiale di gnome-shell (in inglese)

UDS karmic – un riepilogo finale sulle cose che mi interessano

E anche il primo Ubuntu Developer Summit che ho seguito, come tutti gli altri passati senza che me ne accorgessi, è finito!

Grazie a Gobby (che serve a creare documenti di testo in modo concorrente) ho collezionato tutti i dati interessanti direttamente da chi ha seguito le discussioni.

Iniziamo in rigoroso ordine alfabetico, in base ai nomi dei suddetti file!

ARTWORK PER KARMIC

Si tratta di cosa deve essere ridisegnato, ovviamente si introduce allo sfondo. Rimandando alle linee guida e alla pagina dove si trovano le proposte, si ricorda che dovrebbe esserci un tema astratto (come per gli sfondi dell’attuale 9.04).

Le altre cose che si vogliono ridisegnare sono alcune immagini, come il retro delle carte da gioco o lo sfondo di gnometrics.

Il colore sarà marrone sempre se non verranno in futuro date nuove direttive, questo anche perché Ubuntu si distingue per il colore marrone. Si pensa, magari, di schiarirlo facendolo avvicinare più all’arancione.

Ci sarà un tema con variante chiara/scura, che sarà più bello del precedente (speriamo bene :D )

Un’organizzazione migliorata per la creazione delle icone.

PASSAGGIO A FIREFOX 3.5

Niente da dire, sono linee guida per gli sviluppatori per farci avere Firefox 3.5 perfettamente integrato quando uscirà Ubuntu 9.10 (ricordo: a ottobre).

BROWSER PREDEFINITO

Firefox rimane il browser predefinito, ma quando Epiphany avrà le stesse funzionalità di Firefox, diventerà Epiphany il browser predefinito di Ubuntu.

A QUANDO LA PROSSIMA LTS?

Bella domanda! Sembrerebbe che sia stata rimandata a Ubuntu 10.10 ma non si può affermare con certezza, perché ci sono ancora alcuni punti da chiarire (soprattutto quando arriverà GNOME 3).

AGGIORNAMENTI DURANTE LO SPEGNIMENTO

Si sta pensando di andare verso questa direzione, per quanto riguarda gli aggiornamenti che richiedono il riavvio. Ci saranno tante scelte, come la possibilità di spegnere senza aggiornare, oppure la pressione di un tasto per aggiornare che viene richiesta durante lo spegnimento.

Una cosa più difficile da fare, ma anche più comoda per l’utente è l’installazione prima di accedere, con un avviso nella schermata di login.

NUOVI TEMPI DI AVVIO

Non ci crederete mai, ma si pensa di far arrivare l’avvio a 15 secondi per Ubuntu 9.10 (partendo dai 25 secondi di Ubuntu 9.04).

Ecco a cosa serve l’open source: la tecnologia avanza veloce senza mai fermarsi!

GNOME 3

Niente da dire, se non che dovrebbe essere presente nel repository di Ubuntu 9.10, ma non sarà di default.

NOVITÀ IN WUBI

Innanzitutto si pensa a indirizzare l’Ubuntu installato da Wubi verso una dimensione personalizzata. Infatti si parla di cambiare la scritta al primo avvio, indicandola come “Continua l’installazione di Ubuntu”, poi si vuole cambiare il kernel. Infine si vuole rendere facile l’installazione su partizione dedicata con un programma semplice da usare che trasporterà tutto il sistema nella nuova partizione.

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Se volete degli approfondimenti, commentate questo post chiedendomeli. Farò il possibile per rispondere.

Ciao

Installazione del sistema operativo – parte 1

Dato che ultimamente ho installato Ubuntu su due computer, penso di essere in grado di ricordare tutti i dettagli utili dell’operazione.

Innanzitutto vi introdurrò sulle partizioni.

Il disco fisso può essere diviso in più partizioni, ogni partizione fingerà di essere un disco fisso a sé stante. Il pregio di questo è che ogni partizione può avere il proprio file system.

Windows usa 2 file system: NTFS e FAT32. Su alcuni computer c’è una partizione nascosta per il ripristino, essa ha il file system di tipo FAT o FAT32.

Ubuntu usa diversi file system. Quelli principali sono EXT2, EXT3 ed EXT4. Di solito si usa EXT3, ma in particolari situazioni è preferibile usare EXT2 (per esempio sui netbook con il disco fisso di tipo SSD), e siamo all’inizio della migrazione verso EXT4.

Oltre a questi ci sono altri file system, che sono dedicati ad usi specifici, per esempio ce n’è uno ottimo per contenere file multimediali, un altro ottimo per la sicurezza dei dati, ma purtroppo non ne so molto ed è meglio che non ne parli (il detto dice: meglio star zitti e fare la figura dell’ignorante che dire stupidaggini e fare una figura di ***).

Andiamo avanti.

È preferibile suddividere il disco fisso in varie partizioni per installare Ubuntu.

Ci vuole una partizione per i dati del sistema operativo, al massimo 20 GB (io la ho di 10 GB e ne ho occupati solo 7, e ho installato un sacco di cose!). Poi serve una partizione dove inserire i dati del programma di boot, di 512 MB per essere generosi. Infine serve un ampia partizione per mettere tutti i nostri dati: documenti, immagini, video, musica e soprattutto tutte le impostazioni dei programmi installati sul computer. Così potremo cambiare sistema operativo e trovare le stesse impostazioni per i vari programmi, potremo trasferirci su un altro computer e conservare i dati di questa partizione, insomma è utilisssima.

La gestione delle partizioni la discuterò nella parte 2.

Per dire al sistema operativo cosa deve mettere dentro una partizione, bisogna impostare il punto di mount.

Ecco! Un’altra cosa difficile!!!

Invece no! A parte che è facile da capire, a noi utenti del punto di mount non ce ne frega proprio niente.

Il punto di mount indica il percorso (inteso come directory) che una partizione rappresenta. Tanto per iniziare tutto il sistema ha per directory principale / (proprio quel simbolo: lo slash). Quindi alla partizione che ho detto di essere al massimo 20 GB deve essere impostato come punto di mount /. Dentro la directory principale ci sono varie cartelle: tmp, opt, boot, home, usr, eccetera. La cartella home contiene i file di tutti gli utenti, e sarà quella che noi vogliamo salvare nella partizione gigante: impostiamo /home come punto di mount. In questo modo tutti i file e le sottocartelle della cartella home saranno contenuti in quella partizione.

Stesso discorso vale per la cartella boot, che contiene i file del sistema per avviare il computer. Essendo esso indipendente dal sistema operativo è molto importante tenerlo separato, anche perché poi sarà molto più facile correggere eventuali guasti del programma (sono rari, ma con Windows non si sa mai). Oltre a questo, avendo una partizione dedicata, all’avvio il braccio-testina del disco fisso non si muoverà molto, quindi ci sarà un piccolo guadagno di tempo. Questo significa: punto di mount /boot alla partizione da 512MB.

Ora passiamo ad un altro aspetto di linux, in generale. C’è bisogno di una partizione di solito grande quanto la RAM del computer, chiamata Swap. Dovrebbe servire per riversare i dati della RAM nel disco fisso se diventano troppi per la memoria centrale. Dico dovrebbe perché finora non l’ho mai vista in funzione sul mio computer, ma visto che è di solo 1 GB è meglio non correre rischi per così poco spazio (rischi perché non so cosa succede se non c’è, non so se ci siano pericoli ma se ci sono io non voglio correrli). La partizione di swap viene dichiarata al momento della sua creazione perché ha un file system specifico e non ha bisogno di punti di mount.

Quindi ora sapete che per installare Ubuntu bisogna mettere mani al disco fisso, ma non temete: i vostri dati non sono in pericolo, infatti con un programma potente potremo rimpicciolire la/le partizione/i dove è presente Windows senza che i dati contenuti vengano danneggiati.

Nella seconda parte spiegherò come si installa Ubuntu con wubi, poi in futuro spiegherò passo-passo la fase della vera installazione, quella in cui si mette mano al disco fisso.

Alla prossima!

Ubuntu developer summit 28 maggio – rumors

Come avrete letto dal mio articolo sulla presentazione di karmic koala da parte di Mark Shuttleworth, dal 25 al 29 maggio gli sviluppatori si riuniranno a Barcellona (info in inglese) per discutere del futuro della distribuzione.

Tra i punti che sono già stati immessi nell’apposito spazio web, riassumerò le discussioni più importanti (non perché lo dico io, ma perché sono ritenute tali).

Innanzitutto verrà deciso un obiettivo per quanto riguarda la velocità di avvio nella versione 9.10, poi si discuterà sulla daily build, che se non erro sarebbe un nuovo modo di rilasciare le modifiche per testarle.

Poi tra le cose tecniche, c’è la discussione sullo sfruttamento di una novità del nuovo kernel, ovvero la kernel mode-setting. Non chiedetemi cos’è perché non lo so. Forse in futuro mi documenterò e farò un articolo apposito.

Una cosa molto importante è la proposta per la prossima LTS (la versione con supporto prolungato). In pratica la prossima versione stabile di Debian (la distro su cui è basata ubuntu) verrà rilasciata ad ottobre 2010, quindi a Barcellona si discuterà se fare un rilascio normale per ubuntu 10.04 e la LTS per ubuntu 10.10.

Altra novità è la proposta di creare un programma per Windows e MacOS per installare sulle pen-drive le versioni live di ubuntu e ubuntu-netbook-remix.

Tra le discussioni essenziali ci sono alcune robe per la versione server, che credo siano novità importanti ma che a me e a chi usa il computer in modo personale e normale non interessa.

Poi ci sono anche le novità sulla nuova versione per ARM, ma non scriverò niente di questa versione, perché non credo che la userò mai.

Passiamo alle discussioni non essenziali, ma con alta importanza.

  • Tener traccia della verisone dei pacchetti installati è abbastanza difficile, adesso l’unico modo è gestire i pacchetti con synaptic
  • Discussione sul browser, alternative a Firefox e decisioni su ARM
  • Aumentare la qualità della gestione dell’audio. Attualmente ci sono alcune cose che gli utenti non gradiscono (come diverse impostazioni audio indipendenti) e alcune cose che forse vanno cambiate e si vuole discutere sulla direzione verso cui andare
  • Grub2 come gestore dell’avvio di default
  • Abbandono dell’architettura i386 per iniziare il supporto sull’architettura i586/i686
  • Utilizzare un file per lo swap anziché una partizione

Sembra stato accettato un cambiamento: delle immagini che scorrono durante l’installazione di ubuntu, in modo da spiegare al nuovo utente come funziona il sistema operativo che stanno installando.

Dopo il developer summit scriverò un articolo su tutto quello che si è deciso per il futuro di Ubuntu.

Alla prossima!

Tipi di rilasci di Ubuntu

Rilascio normale

Rilascio con LTS (Supporto a lungo termine)

Cosa significa?

Ubuntu è un progetto open source e in continua evoluzione. Partendo dalla stabile distribuzione Debian, Canonical organizza lo sviluppo delle varie applicazioni in modo che ci sia sempre l’avanguardia tecnologica, sebbene con piccoli problemi di stabilità.

Ci sono quindi 4 livelli di stabilità: il più “sicuro” è Debian, che non è Ubuntu, ma una distribuzione a parte, sulla quale si basa lo sviluppo di Ubuntu. Debian contiene solo pacchetti testati fino all’estremo e difficilmente avrà problemi.

Poi c’è Ubuntu LTS, ogni 2 anni viene rilasciata una versione speciale di Ubuntu che contiene le versioni più sicure dei pacchetti. Per sicure si intende che prima di essere rilasciate come aggiornamenti, sono state testate molte volte. Ogni 6 mesi avviene un aggiornamento importante. Per esempio, l’ultima LTS è Ubuntu 8.04 Hardy Heron, e oggi è alla versione 8.04.2. La prossima sarà Ubuntu 10.04 che uscirà tra un anno.

Il contro di questa stabilità è che potrebbero esserci versioni più nuove dei pacchetti, abbastanza stabili, e che contengono molte più funzioni di quelle presenti nelle LTS. A questo problema vengono incontro i rilasci normali di Ubuntu. Ubuntu 8.10 Intrepid Ibex è l’attuale rilascio normale, giovedì (fra 2 giorni) verrà rilasciata la nuova versione Ubuntu 9.04 Jaunty Jackalope.

L’ultimo livello è dedicato a chi vuole sperimentare le novità, ed è fortemente sconsigliato per i computer che servono per lavorare o che contengono dati importanti, perché spesso si è costretti a formattare (diciamo che siamo al livello di Windows per quanto riguarda la stabilità, ma la tecnologia è avanti di secoli). Questo livello è la versione in sviluppo. Per i passati 6 mesi la versione in sviluppo ovviamente è stata Ubuntu 9.04 Jaunty Jackalope. Tramite un avanzamento di versione speciale che si può lanciare solo da riga di comando, si ottiene questa versione di sviluppo, e si segue giorno per giorno l’intenso lavoro di tantissime persone che in 6 mesi riescono a rivoluzionare Ubuntu. Oltre a questo si dedicano anche agli aggiornamenti dei rilasci normali e all’aggiornamento semestrale delle LTS. Va ricordato anche che la maggior parte dei pacchetti è relativa all’ambiente desktop e quindi non riguarda Ubuntu (ma GNOME, KDE e XFCE).

Detto questo, il nuovo utilizzatore di Ubuntu dovrà scegliere quale dei 2 livelli praticamente disponibili (LTS e normale) utilizzare per entrare nel mondo dell’open source.

LTS: Ci sono 2 LTS attualmente supportate, Ubuntu 6.06 Dapper Drake (supporto fino a giugno) e Ubuntu 8.04 Hardy Heron (supporto fino ad aprile 2011).

Rilascio normale: uno solo è il rilascio normale disponibile al momento (ma è una questione di pochi giorni), cioè Ubuntu 8.10 Intrepid Ibex (supporto fino ad aprile 2010). Ubuntu 7.10 Gutsy Gibbon è andata in pensione sabato scorso, e, come ho già detto la prossima versione sarà disponibile da giovedì. Quindi normalmente ci sono 2 rilasci normali tra i quali scegliere.

Come avrete capito i rilasci normali hanno un supporto di 1 anno, mentre le LTS hanno un supporto di 3 anni. Se invece parliamo delle versioni server LTS, il supporto dura ben 5 anni.

I nomi in codice dei rilasci sono degli animali esotici con un aggettivo, ed entrambe le parole iniziano con la stessa lettera. Questa lettera è incrementale, e le versioni come potete capire sono arrivate alla I (ancora per poco), poi sono state già scelte le versioni J e K:

Dapper Drake

(Edgy Eft)

(Gutsy Gibbon)

Hardy Heron

Intrepid Ibex

Jaunty Jackalope

Karmic Koala

Solo le prime 3 versioni di Ubuntu non hanno seguito questa regola (cioè 4.10 Warthy Warthog, 5.04 Hoary Hedgehog e 5.10 Breezy Badger).

Detto questo, non fate come molti che scaricano e installano l’ultima Ubuntu che riescono a trovare, valutate pregi e difetti delle LTS e dei rilasci normali, e sappiate che è possibile sempre avanzare di versione ma è impossibile tornare indietro se non formattando (con un’accorgimento, che spiegherò con la guida all’installazione, non perderete dati e impostazioni) perdendo quindi tutti i pacchetti che erano stati installati, e che bisognerà installare nuovamente.

Alla prossima (mi sa che sarà la volta della guida all’installazione)!

Messenger su ubuntu???

Scusate per lo scherzo, ma dovete sapere che il giorno 1 aprile non dovete credere a niente di quello che sta scritto sui blog!

Certo, non dovete neanche credere a me che ho fatto una decina di scherzi tutti riusciti alla grande!!! XD

Ma torniamo all’argomento. Microsoft ha un bel programma di chat istantanea chiamato MSN Messenger. Diciamo che è un bel servizio, perché il programma che installate su Windows è un attira-virus.

Quando passerete a Ubuntu, avrete un altro programmino per la chat istantanea, chiamato Pidgin. Al contrario di MSN Messenger, Pidgin non prende per i fondelli l’utente facendogli pensare che non esiste niente altro. Infatti Pidgin permette di usare anche altri tipi di chat istantanea, come yahoo, IRC e altri.

Pidgin permette anche di vedere quali sono gli utenti collegati come invisibili, e questo è utile quando si ha bisogno di contattare qualcuno per un’emergenza! (Non certo per rompergli le scatole!)

Pidgin ha anche una enormità di plugin, cioè delle estensioni, dei piccoli programmini. Questo perché Pidgin è open source, quindi tutti quelli che si vogliono divertire possono sfruttare il codice per creare questi plugin più o meno utili, che poi verranno resi disponibili e attivabili da una finestra di opzioni. Tra i plugin c’è l’integrazione con l’ambiente desktop che aggiunge delle opzioni nella funzione di spegnimento del computer, qualche modifica all’aspetto delle finestre di Pidgin, una diavoleria che calcola la percentuale di probabilità che un contatto risponda (funziona benissimo, ma non so come fa!!!), integrazioni con lettori text-to-speech (quei programmi che leggono con una voce digitale ciò che è scritto), vari tipi di notifiche eccetera.

Oh, dimenticavo! Pidgin non ha la pubblicità di cui è pieno zeppo MSN Messenger!

Poi volevo avvisarvi, si dice che chi ha un indirizzo @hotmail.com (o .it) sia ad altissimo rischio che la sua password venga rubata, quindi vi consiglio di non usare assolutamente hotmail per la posta elettronica e, soprattutto di non usarlo per messenger. Potete utilizzare altri ottimi servizi, come per esempio gmail (che offre altre funzioni oltre alla posta elettronica, come la personalizzazione della pagina google.it).

Per oggi è tutto, penso che la prossima volta parlerò dell’installazione del sistema operativo e delle versioni live di ubuntu.

Canonical fallisce

È notizia delle ultime ore, la newsletter dello sviluppo di ubuntu porta la terribile notizia che la casa produttrice, la Canonical, ha dichiarato bancarotta.

Sembra che il comparto Server della società non sia riuscito a far tornare i conti in verde, e quindi i programmatori, i progettisti e il nuovo gruppo di graphic designer hanno perso il posto in coincidenza della fine del mese di marzo.

Ci sono sempre delle persone che lavorano dietro Ubuntu, ma con il fallimento di Canonical, il futuro della distribuzione GNU/Linux più usata al mondo è quantomai oscuro.

La newsletter parla anche di jaunty, la versione 9.04 prevista per fine aprile. Il gruppo che si dedica allo sviluppo è stato praticamente decimato, e forse il rilascio avverrà a maggio (le cose rimaste da fare sono la correzione di alcuni bug).

Mark Shuttleworth ha detto anche che pensa che l’unica distribuzione GNU/Linux che non è in pericolo per la crisi è Red Hat, infatti Red Hat è a pagamento e difficilmente un open source a pagamento fa fallire la sua casa produttrice.

Nella newsletter, infine, Mark si augura che anche la Microsoft si trovi in difficoltà e che quindi venga prima o poi messa in crisi da Red Hat.

Ma noi ubuntiani incalliti dobbiamo sperare che Mark riprenda in mano la situazione e ricostruisca la Canonical! Forza Mark, sei tutti noi!!!

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Ubuntu 9.10 nome in codice Karmic Koala

Ieri alle ore 17:40, mi è arrivata l’e-mail di Mark Shuttleworth (il capo di canonical) che annunciava il nome e le caratteristiche della prossima Ubuntu 9.10, che uscirà fra 8 mesi.

Nella mail Mark dice che il Koala è la mascotte del progetto ubuntu (e quindi, come non sceglierlo nel nome in codice?)

Siccome non me ne frega niente della versione server, non leggo neanche che sta scritto… (googlate un po’ se vi interessa).

La prima frase della versione desktop è bellissima: “First impressions count”, Contanto le prime impressioni! Introduce l’uso del bel plymouth per l’avvio, al posto dell’attuale usplash. “So the good news is, boot will be beautiful”, Le buone nuove sono che l’avvio sarà bellissimo!

Poi Mark fa una battuta: Le cattive notizie sono che non potrete godervelo a lungo perché promette tempi di avvio velocissimi (letteralmente “molto più veloci”). Ricorda che l’avvio promesso per Jaunty sui portatili è 25 secondi e crede che si possa migliorare ancora per Karmic.

Mark dice di voler rinnovare il login e renderlo un complemento dell’avvio grafico. Letteralmente “to
deliver a new login experience that complements the graphical boot”.

Mark promette tante novità per le versioni netbook (i computer ultra portatili come l’eee pc), come il miglioramento delle risoluzioni “verticali”, tante novità verso l’usabilità dei piccoli schermi, un’installazione facile e veloce su tutti i netbook, anche quelli nuovi.

“The desktop will have a designer’s fingerprints all over it – we’re now
beginning the serious push to a new look. Brown has served us well but
the Koala is considering other options. Come to UDS for a preview of the
whole new look.

UDS in Barcelona, 25-29 May”

Traduco:

La versione desktop sarà pieno delle tracce dei designer; stiamo iniziando a muoverci seriamente verso un nuovo look. Il colore marroncino è stato utile ma il Koala avrà altre opzioni. Venite all’Ubuntu Developer Summit per un’anteprima del look completamente nuovo. UDS sarà a Barcellona dal 25 al 29 maggio 2009.

“More details of the Ubuntu Developer Summit can be found at
http://wiki.ubuntu.com/UDS.”

Quindi ci saranno delle robbe fichissime in Karmic (per quanto riguarda la grafica)!

Dopo l’UDS ci saranno anche altre promesse, e vi terrò informati!!!

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L’ambiente desktop (GNOME)

Come promesso, vi introduco alle differenze tra Windows e Ubuntu.

Innanzitutto scusate per il nuovo tema del sito che è un po’ buggato ma quello che avevo prima aveva degli errori nella grafica (spero che vengano risolti) e l’ho dovuto cambiare.

Il titolo del post indica l’argomento ai più esperti, ma non a tutti.

Cos’è l’ambiente desktop? In pratica è l’insieme di interfacce e programmi di utility su cui si basa l’interazione tra il sistema operativo e l’utente.

Ma ne parlerò in modo pratico in questo post.

L’interfaccia di windows predefinita è la barra delle applicazioni con menu avvio, avvio rapido e tray icons (le iconcine a destra) con il desktop visto come contenitore di file e cartelle.

Tanto per usare metodi drastici, vi descrivo l’interfaccia predefinita di ubuntu. Due barre, una in alto e una in basso contenenti:

In alto: menu applicazioni, menu risorse, menu sistema, tray icons e tasto di cambio sessione-spegnimento-ecc.

In basso: mostra desktop, barra delle applicazioni, selettore della scrivania e cestino.

Il desktop, o meglio la scrivania, di ubuntu consente una personalizzazione totale, ma l’uso predefinito è contenitore di risorse temporanee del sistema. Cioè, quando inserite un cd, la sua icona comparirà sulla scrivania, oppure quando inserite una pen-drive, collegate una macchina fotografica, inserite una scheda di memoria…

Certo potete benissimo usarla per link, file e cartelle.

Ma la cosa che Windows non ha e non avrà mai (perché altrimenti sarebbe un’ammissione che linux è cosa buona da parte di Microsoft) sono le aree di lavoro multiple!

Ci possono essere tante aree di lavoro, ognuna delle quali avrà le sue finestre aperte, e voi potrete passare da una all’altra facilmente e velocemente. Aprite tutte le finestre che volete e se ve ne serve un’altra, cambiate area e apritela! Io dopo una settimana di questo sistema mi sono abituato e mi trovo sempre “stretto” con l’unico, piccolo e deprimente desktop Windows.

Alle barre di gnome si possono aggiungere tutti i programmini che si vogliono, per esempio io ho un’iconcina che mi permette di chiudere una finestra se si blocca, un visualizzatore delle prestazioni del sistema e un insieme di collegamenti che compare cliccando su un’icona-cassetto. Ma questo è un piccolo insieme di tutte le diavolerie che si inventano i programmatori appassionati.

Grazie ad un programma aggiuntivo chiamato compiz, l’esperienza dell’uso di Ubuntu diventa anche bella da vedere. Compiz è un programma tutto sommato pesantuccio, ma è una briciola rispetto all’Aero di Windows Vista. Per esperienza personale posso dirvi che è leggero, ma ho sentito dire che togliendolo si può far girare Ubuntu anche su un computer molto vecchio (anche se sarebbe preferibile usare Xubuntu, la versione superleggera e veloce).

Grazie a compiz e a un programma aggiuntivo chiamato compiz-fusion, si possono impostare tutti i tipi di effetti grafici: cubo con le aree di lavoro come lati, trasparenze, effetti di apertura, chiusura e minimizzazione delle varie finestre in base al loro tipo, abbellimenti, aiuti visivi, e tanto altro.

Io ho impostato il “cubo” con 6 facce (lo so, lo so, è un prisma…), l’animazione di chiusura con cui la finestra esplode, la minimizzazione che fa risucchiare la finestra dalla barra in basso, e altro…

Ok, per questo tema mi fermo qui, poi scenderò in dettaglio per i menu e la finestra di navigazione.

PS. Prima o poi metterò delle immagini

Pacchetti

Una delle tante, abissali, differenze tra Microsoft Windows e le distribuzioni GNU/Linux è che queste ultime utilizzano i pacchetti.

Si può vedere un pacchetto come un mattone. Per costruire qualsiasi software (sistema operativo, programma di scrittura, gioco, driver, temi grafici, font, eccetera) si utilizzano vari mattoni, e questo ovviamente vale anche per Windows. Ma in GNU/Linux il pacchetto è fondamentale.

Per installare un programma dovete installare un pacchetto e le sue dipendenze (cioè i pacchetti che servono al programma per funzionare).

In Windows invece questa pacchettizzazione è fittizia, il sistema infatti è un monoblocco indivisibile. I vari programmi sono software che utilizzano direttamente i mattoni di cui è fatto il sistema. Ma questi mattoni sono fissi, non possono essere eliminati se non servono.

Questo provoca ovviamente uno spreco nel disco fisso enorme. Potevate installare giochi, memorizzare canzoni, video, ecc. invece no! Il sistema ha bisogno dei vari mattoni anche se non servono.

Se volete una casa, voi scegliereste un blocco di granito gigante sul quale poggiare i vari mobili, all’aria aperta (per poi piazzarci sopra una bella tenda-antivirus)…

oppure scegliereste un sacco con dentro dei mattoni per poter costruire vari muri, stanze, il tetto eccetera e metterci dentro i mobili?

Avendo un po’ di conoscenze, libertà e possibilità, ovviamente scegliereste la seconda opzione.

Conoscenze: bisogna sapere che esistono delle alternative a Windows, ma purtroppo quando andate a comprare i vostri nuovi e fiammanti computer ci trovate dentro già il Windows, che pagate e anche parecchio (da 50€ XP, da 100€ vista), pre-installato.

Libertà: se chiedete in un grande ipermercato di avere un computer senza sistema operativo cosa vi rispondono? Compratelo, fai causa a Microsoft, spedisci il computer che ti verrà restituito formattato, ovviamente insieme a un piccolo risarcimento a confronto con quello che avrete passato. Per fortuna ci sono negozi (piccoli) che vendono computer senza sistema operativo, o meglio ancora ti installano sopra una distro che vuoi.

Possibilità: non dimentichiamo che le aziende produttrici di hardware (cioè le cose concrete dell’informatica: monitor, processori, mouse, casse, schede video…) non sempre rendono i loro prodotti compatibili con GNU/Linux. Ultimamente le cose stanno cambiando per fortuna, ma avere una webcam che funziona solo con Windows è una fucilata alla libertà. Come dicevo questo sta cambiando perché gli esperti si offrono a produrre i driver per linux gratuitamente per le aziende, quindi guardate con diffidenza le marche che non sono compatibili con linux, perché questo è un indice che il loro unico scopo sono i soldi, non la qualità dei prodotti. (Un po’ come Microsoft diciamo, il cui scopo è il monopolio del mercato che consente facilmente di pagare le astronomiche multe europee.)

Torniamo ai pacchetti! Le distro hanno un metodo furbastro per consentirci di installare i pacchetti. Quale? La standardizzazione. Un pacchetto deve rispondere a vari requisiti e quindi può essere inserito in un repository che è sia un elenco di pacchetti, sia un’indicazione di dove trovarli su internet. Questo consente di installarli facilmente indicando solo il loro nome!

Anche se la gestione dei pacchetti è abbastanza automatica, spiegare il funzionamento è un po’ complicato e lungo. Magari lo farò in un altro post.

Dato che i pacchetti sono standardizzati, essi possono essere aggiornati con una facilità incredibile, basta semplicemente essere collegati a internet. Microsoft Update al confronto è preistoria.

Dal prossimo post inizierò con tutte le differenze tra linux e windows per quanto riguarda le cose più frequenti, come msn messenger, i documenti, office, eccetera… per poi passare all’inizio dei preparativi alla migrazione!

Dimenticavo! Per migrazione ovviamente non intendo che dovete abbandonare per sempre windows, ma semplicemente che vi porterete, come me, ad usare ubuntu (o quello che vi pare ma io parlerò di ubuntu) per tutto, e windows solo per i giochi che proprio non funzionano su ubuntu (io ho comprato PES2009 e quindi mi diverto a giocare su Windows che non ha niente altro – il che è un enorme spreco di spazio, ma pazienza ;-D).

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