Tutti i vostri file modificabili sono memorizzati su dei dischi fissi. Ce ne sono di diversi tipi, come i dischi a stato solido delle comode pen drive. E pochi (relativamente) sanno che ci sono anche diversi tipi di memorizzazione dei file sui dischi fissi.
A consentire questa differenza c’è un misterioso oggetto chiamato file system. Esso può essere definito come un protocollo che dice ai vari sistemi operativi come gestire i file sul disco fisso. In base al suo funzionamento ci sono ripercussioni sulla sicurezza, sulla velocità di lettura/scrittura, e sulla “pesantezza” delle varie funzioni.
Tra i filesystem più famosi ci sono FAT32 e NTFS, guarda caso di casa microsoft. E guarda caso sono anche tra i peggiori file system esistenti. Essi provocano una lentezza nella lettura dei file via via che il disco si frammenta.
Che significa che il disco si frammenta?
Significa che aggiungendo e rimuovendo file in continuazione, i blocchi di disco realmente usati si spargono “lungo” (termine improprio) tutto il disco. Ciò rallenta la lettura dei file perché questi file system hanno ogni blocco che finisce con il rimando al blocco successivo del file. Se il file è diviso in tanti blocchi tutti lontani tra loro, per leggerlo ci vorrà molto più tempo di quanto ce ne vorrebbe se fossero vicini, proprio per il fatto che la testina di lettura/scrittura del disco deve fare tanta strada.
Rimedio Microsoft: fare periodicamente una deframmentazione, che tiene il computer acceso e inutilizzabile per un sacco di tempo.
Unix e derivati (come linux) hanno usato un altro approccio alla memorizzazione del file. Innanzitutto ogni file contiene il rimando ai primi 10 blocchi del file, di rapido consulto, e altri rimandi ad altri blocchi in modo da avere a disposizione in pochi passaggi tutti i rimandi di tutti i blocchi del file. Questa tecnica si chiama i-node.
Il file system di ubuntu, attualmente è ext3. Questo filesystem non ha bisogno di deframmentazione periodica, semplicemente perché non si frammenta. È probabile che fra poco tempo si passerà all’ext4, ancora più evoluto dell’attuale. Il mondo opensource aiuta l’evoluzione del software, mentre, pensate, NTFS di Microsoft nacque con Windows 95 e FAT32 è un’evoluzione del FAT del vecchio MS-DOS.
In tutti i campi la filosofia Microsoft è metterci una toppa. In tutti questi anni i file system NTFS e FAT32 non si sono “corretti” o “aggiornati”, ma sono stati “corretti” e “aggiornati” da programmini di sistema dei vari Windows. Programmini ovviamente che vanno ad appesantire il lavoro a riposo del sistema e rendono pressoché nulle le risorse che invece si possono sfruttare benissimo su sistemi linux. Fate una ricerca su internet e vedrete che i server che ospitano servizi online sono quasi tutti basati su GNU/Linux, perché i server Microsoft “bruciano” letteralmente le risorse dei server (questo significa che la navigazione dei siti ospitati è lenta).
Il discorso non voleva essere contro Microsoft, ma se ci fossero un cucchiaino di miele e un cucchiaino di yogurt magro, e io dovessi spiegare che cosa è un “dolce”, sarebbe inevitabile commentare quanto il miele sia più dolce dello yogurt magro.
Prossimo passo: i pacchetti
20 maggio 2009 alle 5:22 PM
[...] Il disco fisso può essere diviso in più partizioni, ogni partizione fingerà di essere un disco fisso a sé stante. Il pregio di questo è che ogni partizione può avere il proprio file system. [...]